…andar per palchi…

La sera di Sabato 6 Luglio,  durante lo spettacolo “Il Mistero dell’assassino misterioso” del gruppo teatrale T.es.T. , io ero dietro le quinte perché, due delle quattro mani della regia, sono mie. Per motivi personali ho rinunciato alle luci della ribalta e sono rimasta in disparte.  (eh si, mi reputo un’attrice … sono un’attrice … anni di corsi, prove, fatica  ed istinto)

Durante le prove ho fatto la rompiscatole con gli attori, ho imposto alcune mie idee (com’è la prassi nel rapporto regista-attore)  e non sempre i ragazzi erano d’accordo con me e magari hanno obiettato (ma, fidandosi,  hanno poi accettato la decisione presa),  sono stata presente alle prove, ho memorizzato dove ognuno di loro faticava a ricordare le battute, ho guardato “da fuori” lo spettacolo cercando di curare i dettagli senza perdere la visione d’insieme …

Anche se Sabato sera  il pubblico non mi vedeva, io ero lì con loro e per loro …. ero il loro salvagente con il copione in mano … ero la loro assistente con l’acqua per dissetarli (sul palcoscenico e dietro le quinte faceva un caldo infernale!) e con i vestiti per i cambi costume … io ero lì nascosta a cercare di tirare le fila ….

Non è facile, da attrice, stare in disparte…durante le repliche ci sono dei momenti in cui vorrei uscire sul palcoscenico  per prendermi l’agognato applauso…ma poi sento recitare la battuta proprio come volevo perché l’attore ha seguito i miei consigli (magari  proprio su quel pezzo  o passaggio che gli ho fatto ripetere fino alla nausea durante le prove)… ed arriva l’applauso, oppure la risata del pubblico … e a me compare un sorriso e mi viene la pelle d’oca pensando “bravo, è così che andava fatta!”

.. è vero che ho rotto le scatole, è vero che il pubblico non mi vede, è vero che quella battuta non l’ho detta io e quel movimento non l’ho fatto io ma, come una mamma che vede il proprio figlio fare i primi passi, lo vede riuscire a stare al mondo anche grazie ai consigli che gli ha dato,  mi sento orgogliosa di come è andata e sorrido  nel vedere una parte di me in quella creatura che è la messa in scena del copione.

Economicamente non guadagno dal mio lavoro di attrice o regista teatrale, ma ad ogni replica mi sento comunque più ricca e finché il pubblico reagirà come Sabato, ho la prova che anche gli spettatori sono cresciuti un po’ insieme a me.

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