Riflessione da Primo Maggio.

Sono la prima ad organizzarmi per evitare di fare la spesa nei giorni festivi. Credo che tutto stia lì, e’ una questione di organizzazione.
Come sono la prima a scendere in piazza per i diritti dei lavoratori, anche se il “mio orticello lavorativo” è tranquillo.
Il mio pensiero si volge anche verso quelle figure professionali che non hanno riposo durante le festività, come ad esempio il personale ospedaliero, gli addetti al soccorso, le forze dell’ordine, i lavoratori del settore del trasporto e mi domando: “Ovviamente, per quanto riguarda queste figure professionali, noi diamo per scontata la loro disponibilita’ a lavorare nelle giornate festive poiche’ hanno firmato un contratto che lo prevedeva . Che differenza c’è fra loro e i dipendenti di supermercati, musei ….oppure gli addetti che operano nella piccola distribuzione? E’ una sensibilita’ culturale che distingue l’Italia da altri paesi piu’ progrediti? Siamo noi ad essere fuori tempo o si tratta di una difesa estrema di quei diritti che in altri paesi sono stati calpestati nel nome di una ambigua crescita economica?
Mi domando anche se facciamo una distinzione tra lavoro e lavoro, creando una discriminazione e credendo sia giustificata dallo “Status di Necessità”. Si soffre in una città come Torino, che sta pagando il fallimento del lungo rapporto con mamma-matrigna Fiat (ormai FCA), e cerca di riqualificarsi attraverso la nuova immagine di Città della Cultura . Si soffre in uno Stato che non riesce a risolvere il problema della disoccupazione giovanile in continua crescita, forse perche’ manca la volonta’ di investire diversificando su turismo, artigianato, ambiente e cultura.
Occorre rendere l’arte accessibile ad un maggior numero di utenti, portarla nelle scuole, permettere ai ragazzi di viverla. Occorre incrementare il turismo, in particolare rendere appetibili i siti archeologici e le zone che traboccano arte. Questo significa per le maestranze che li gestiscono lavorare anche e soprattutto nei giorni festivi.
Cerchiamo allora di non focalizzarci su un solo punto il problema. Lavorare nelle festivita’ e’ sostanzialmente un divieto di origine religiosa, il vangelo ci chiede di onorare le feste dedicandosi prevalentemente a preghiere o simili. Credo si possa giungere ad una mediazione, se chiariamo gli obiettivi comuni che intendiamo raggiungere.
La nostra Repubblica e’ fondata sul lavoro e non sullo sfruttamento. Se un corretto e dignitoso contratto di lavoro prevede che il suddetto sia suddiviso su sette giorni settimanali anziche’ su sei o addirittura cinque, non puo’ essere considerato punitivo per il dipendente che avra’ comunque diritto al riposo fisiologico. Il problema esiste piuttosto nella visione sempre piu’ precariale del rapporto lavorativo, i nuovi contratti prevedono la possibilita’ di sfruttare le persone assunte, costringendoli ad accettare condizioni inique con la paura del licenziamento.
L’anomalia non sta quindi nella disponibilita’ del lavoratore, con contratto in regola, a lavorare in un giorno festivo usufruendo di riposo infrasettimanale; il problema e’ piuttosto a monte, nella carenza di quelle tutele contrattuali che ci permetterebbero di fornire servizi competitivi, in Europa.

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