Le Nuove Museo del Carcere: una ricchezza da conoscere e preservare

È una realtà museale che conosco molto bene. È un mio appuntamento annuale fisso e, in occasione di eventi particolari, lo visito anche più volte in un anno. È la prima volta, però, che ci vado il 25 Aprile, perché di norma partecipo alla commemorazione al Martinetto, ma quest’anno ho voluto cambiare.

Le Nuove, trattandosi di una struttura carceraria e non di un canonico museo, è visitabile solo in orari prestabiliti e con visite guidate (per info ed orari visitate il sito). Le guide, come tutto il personale che gestisce la struttura, per la quale pagano un affitto al Comune di Torino, sono volontari dell’associazione Nessun uomo è un’isola.

Questa volta ho incontrato Giancarlo, pensionato che ha lavorato nel carcere come elettricista di un’azienda esterna alla struttura. È stata una splendida sorpresa. Nonostante non fosse la mia prima volta, è riuscito a stupirmi con curiosità ed aneddoti che ancora non conoscevo, coinvolgendo sia me che tutti gli altri visitatori con una narrazione estremamente appassionata e con enfasi da teatrante. Mi sono rivista in lui durante le mie esperienze di guida volontaria FAI e mi sono chiesta se anche chi ascoltava me si sentiva così magicamente rapita.
Purtroppo, però, sembra tirare una brutta aria: innanzitutto il Comune, da una richiesta quinquennale degli affitti, ha deciso per un pagamento mensile, come se si volesse riservare l’opzione di disdire il contratto di locazione in qualsiasi momento.

Se non lo sapete, su sei bracci, più uno centrale, della struttura carceraria originaria, è possibile visitare solamente i primi tre perché il 4′, il 5′ ed il 6′ sono già stati ristrutturati e completamente snaturati per utilizzarli come uffici comunali. In una città in cui i fabbricati fatiscenti ed in disuso sicuramente non mancano (cito, ad esempio, il complesso costruito per le Olimpiadi Invernali del 2006 e sito in Via Bologna angolo Via Novara, ndSmicol), è stato scelto di toglierci un pezzo di storia. Chi impedirà loro di continuare a farlo?

Pensate anche alla fatica dei volontari di Nessun uomo è un’isola, i quali devono portare sulle loro spalle la gestione della struttura ed il perdurare della nostra memoria storica. Purtroppo non sono tanti e, soprattutto, sono principalmente pensionati. Non c’è ricambio generazionale.Come possiamo puntare i piedi e salvaguardare il nostro patrimonio storico, culturale ed architettonico? Con semplici passi, perché le grandi vittorie si ottengono con tanti piccoli successi, come un puzzle:
. innanzitutto visitando il museo e partecipando ai loro eventi: conoscerlo fa bene a noi e permette alla struttura di continuare a vivere (fa parte del circuito Abbonamento Musei Piemonte, ndSmicol)
. facendo il passaparola ed invitando anche altre persone a visitarlo
. partecipando attivamente come volontari per portare avanti i principi de Nessun uomo è un’isola. Ne avete la voglia e la forza? Cliccate qui
Insieme ce la possiamo fare.

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