Festa della mamma tra magia, musica ed impegno sociale

Oramai lo sapete, mi piacciono tantissimo i regali pensati con amore e legati alla cultura. In questo caso c’è anche un importante valore aggiunto, considerando che viviamo in uno Stato in cui ci sono grosse difficoltà a cogliere ed affrontare le realli priorità: lo scopo benefico.

Domenica 12 Maggio 2019
alle ore 16,30
c/o il Salone delle Feste
Via Moncenisio 5 – Pianezza (To)
L’A.S.D SOL LEVANTE KARATE presenta
“Note Magiche – Talent di musica e magia”

Il ricavato della serata, che prevede l’ingresso ad offerta libera, verrà devoluto alle associazioni: AISMAC, Aiutiamo “La stella” a brillare e Progetto Giada.

Trascorrere del tempo con le persone care, aiutando associazioni che realmente supportano, sul territorio, i malati e le loro famiglie e potendo assistere anche ad uno spettacolo molto originale: credete davvero che ci possano essere regali migliori per le vostre mamme?!?

Le Nuove Museo del Carcere: una ricchezza da conoscere e preservare

È una realtà museale che conosco molto bene. È un mio appuntamento annuale fisso e, in occasione di eventi particolari, lo visito anche più volte in un anno. È la prima volta, però, che ci vado il 25 Aprile, perché di norma partecipo alla commemorazione al Martinetto, ma quest’anno ho voluto cambiare.

Le Nuove, trattandosi di una struttura carceraria e non di un canonico museo, è visitabile solo in orari prestabiliti e con visite guidate (per info ed orari visitate il sito). Le guide, come tutto il personale che gestisce la struttura, per la quale pagano un affitto al Comune di Torino, sono volontari dell’associazione Nessun uomo è un’isola.

Questa volta ho incontrato Giancarlo, pensionato che ha lavorato nel carcere come elettricista di un’azienda esterna alla struttura. È stata una splendida sorpresa. Nonostante non fosse la mia prima volta, è riuscito a stupirmi con curiosità ed aneddoti che ancora non conoscevo, coinvolgendo sia me che tutti gli altri visitatori con una narrazione estremamente appassionata e con enfasi da teatrante. Mi sono rivista in lui durante le mie esperienze di guida volontaria FAI e mi sono chiesta se anche chi ascoltava me si sentiva così magicamente rapita.
Purtroppo, però, sembra tirare una brutta aria: innanzitutto il Comune, da una richiesta quinquennale degli affitti, ha deciso per un pagamento mensile, come se si volesse riservare l’opzione di disdire il contratto di locazione in qualsiasi momento.

Se non lo sapete, su sei bracci, più uno centrale, della struttura carceraria originaria, è possibile visitare solamente i primi tre perché il 4′, il 5′ ed il 6′ sono già stati ristrutturati e completamente snaturati per utilizzarli come uffici comunali. In una città in cui i fabbricati fatiscenti ed in disuso sicuramente non mancano (cito, ad esempio, il complesso costruito per le Olimpiadi Invernali del 2006 e sito in Via Bologna angolo Via Novara, ndSmicol), è stato scelto di toglierci un pezzo di storia. Chi impedirà loro di continuare a farlo?

Pensate anche alla fatica dei volontari di Nessun uomo è un’isola, i quali devono portare sulle loro spalle la gestione della struttura ed il perdurare della nostra memoria storica. Purtroppo non sono tanti e, soprattutto, sono principalmente pensionati. Non c’è ricambio generazionale.Come possiamo puntare i piedi e salvaguardare il nostro patrimonio storico, culturale ed architettonico? Con semplici passi, perché le grandi vittorie si ottengono con tanti piccoli successi, come un puzzle:
. innanzitutto visitando il museo e partecipando ai loro eventi: conoscerlo fa bene a noi e permette alla struttura di continuare a vivere (fa parte del circuito Abbonamento Musei Piemonte, ndSmicol)
. facendo il passaparola ed invitando anche altre persone a visitarlo
. partecipando attivamente come volontari per portare avanti i principi de Nessun uomo è un’isola. Ne avete la voglia e la forza? Cliccate qui
Insieme ce la possiamo fare.

E così, “Non è solo una partita” ?!!

Sono per lo meno due decenni che non solo non seguo il calcio, ma sono portata a tagliarmi fuori da qualsiasi discorso che lo riguardi.
Ma, dopo gli striscioni laziali di alcuni giorni fa, non posso che fermarmi un attimo e riflettere.
E mi sto riferendo alla pubblicità che in questi giorni, sfortunatamente, vediamo in tv ed ascoltiamo in radio.
Jubentus-Inter.
Questa sera.
Entrambi gli spot si basano su:
“Non è solo una partita”.
Eh no, cari miei, state passando il messaggio sbagliato.
È solo una partita.
Che poi, la foga del tifo assegni a questi 90 minuti tutta una serie di significati che non ha, è tutto un altro discorso.
Se la vostra squadra perde, dispiacetevi, ma non infervoratevi, non siate aggressivi.
Tifate, appassionatevi, ma ricordatevi che la bellezza del gioco è proprio legata al concetto che è solo una partita.
Quando la partita è finita e gli avversari hanno guadagnato i 3 punti, NON È UNA VOSTRA SCONFITTA. Vi siete distratti, avete seguito due tempi che, seppur deludenti, vi hanno permesso di estraniarvi dai vostri problemi, dalle difficoltà quotidiane che dovete affrontare.
Adesso tiratevi su le maniche e giocate voi perché la vostra esistenza non è un gioco, è la vostra vita a non essere solo una partita.

È per te, “bigliettaia” del Museo Diffuso della Resistenza

Storie di ordinaria pazzia. O insoddisfazione. O repressione. O semplicemente maleducazione.
Il Museo Diffuso della Resistenza di Torino, per quanto mi riguarda, ha questo primato negativo: personale in biglietteria scortese. Mi è capitato ben 2 volte in 3 visite fatte.
Sarò particolarmente sfortunata?
Può essere.
Sarà la stessa persona ambo le volte? Lo spero, altrimenti hanno grossi problemi nella selezione del personale. Comunque, proporrei di cambiarle mansione.
Questo post è per te, bigliettaia:
posso capire che anche tu puoi avere le tue giornate negative, che lavorare con il pubblico non è facile, che consideri un peccato dover lavorare i giorni di festa non potendoli condividere con i tuoi famigliari…
Posso capire tutto, ma non posso giustificarti. In che modo, trattar male me, fa star meglio te?
Non mi tirerai nella tua battaglia del malcontento, ti risponderò sempre con un sorriso, anche sarcastico.
Devi però essere consapevole che tu sei la prima persona che incontriamo entrando al Museo e, se tu mi tratti male, mi spingerai a darne un riscontro incrinato dall’amarezza, anche se ha un allestimento di tutto rispetto come il Museo Diffuso della Resistenza di Torino.
Punto.

25 Aprile fuori casa perché, ricordando insieme, si cresce di più

Restare nel proprio nido domestico dà sicurezza, ma l’eccessiva protezione porta all’isolamento in una prigione ovattata.
Impariamo a vivere la terra come la nostra grande casa e a frequentare l’intera umanità come la nostra immensa famiglia (in fondo, in ogni famiglia, c’è sempre una zia stravagante,un parente che non sopportiamo..e via discorrendo, ndsmicol) ed usciamo da queste quattro mura che delimitano la nostra comfort zone.
Qualcosa accadrà.
I pessimisti penseranno sempre al peggio, gli ottimisti vedranno il bello ovunque. Io penso di stare nel mezzo, a galleggiare nel liquido che riempie per metà il bicchiere e dico: “voi uscite e quel che accadrà sarà la vita 😊”
Domani è il 25 Aprile e mi sembra un’ottima occasione per ascoltare il mio suggerimento 😉
[Per il programma degli eventi organizzati a Torino clicca qui]

23 e 24 Marzo: Giornate FAI di Primavera edizione 2019

Scarica l’elenco dei beni aperti in formato pdf

Sono una volontaria FAI a riposo forzato.
Questo non vuol dire, però, che rimarrò lontana dai beni che, grazie al FAI ed agli splendidi volontari che vi fanno parte, saranno straordinariamente aperti questo fine settimana in occasione delle Giornate FAI di Primavera. Li vivrò da avventrice e mi farò guidare dai racconti appassionati delle guide che si occuperanno di accompagnare i gruppi a scoprire bellezze altrimenti inaccessibili.
Fate come me: scaricate il pdf con l’elenco dei beni aperti ed organizzate il vostro percorso.
…ed io punto di tornare presto abbastanza in forma per ricoprire di nuovo il ruolo di cicerone 🤗

Intervista a Maurizio Messana: quando il teatro è vita e la vita è teatro


www.gruppoteatro1.it
info@gruppoteatro1.it

Classe 1962, attore e regista di esperienza e professionalità indiscusse, Maurizio Messana ha lavorato in tanti grandi teatri dislocati su tutto il territorio Nazionale come, ad esempio, i teatri Alfieri ed Erba di Torino, il Politeama di Genova, l’ Alfieri di Asti, lo Smeraldo di Milano, il Civico di Brescia, come anche strutture site nel meridione d’Italia ed inserite nel circuito Stabile o del Territorio.
Da vent’anni forma attori a Torino, dove promuove anche l’attività artistica, culturale, didattica delle nuove promesse del teatro o del cinema.
Nella sua compagnia, il Gruppo Teatro 1, che da venticinque anni propone spettacoli sconfinando in vari generi, dal brillante Vaudeville (premiato con menzione della Rai Italiana) al drammatico o di impegno sociale (con vari riconoscimenti del Comune e della Regione), lavora come regista e attore e promuove innovazioni sulla sperimentazione teatrale e la ricerca.
In quest’intervista, partendo dalle sue competenze, ho voluto che emergesse anche il suo lato umano, appassionato, che fa di lui la grande persona che è, intrecciata indissolubilmente, ovviamente, alla sua vena artistica.
E’ un vero piacere ascoltarlo e farsi coinvolgere dalle sue parole.
Le sue risposte sono più lunghe rispetto alle interviste precedenti (ndsmicol: c’è chi lo taccia di essere un pò logorroico 😉 ), ma, personalmente, non me la sono sentita di tagliare alcunchè perchè sono rimasta estasiata dai suoi pensieri … e, vedrete, sarà veramente bello arrivare fino alla fine!

Maurizio Messana

1) Sei il regista degli spettacoli che il Teatro 1 porta in scena (questa mi pare sia la norma, ma qualche volta passi il testimone?) : quali sono le caratteristiche che un buon regista dovrebbe, secondo te, avere? E quali doti un attore per lavorare con te?
Essere regista di una compagnia teatrale vuol dire compiere un grande atto di fede, ma anche un grande sforzo fisico e intellettuale. Mi spiego: atto di fede in quanto sempre e costantemente dedito all’attività artistica della compagnia, vivere con passione contagiosa le scelte teatrali, immergersi nelle epoche, nelle vicende che si andranno a rappresentare con trasporto e un pizzico di infantile entusiasmo, credendo e motivando con passione i propri attori. Sforzo fisico perché tra prove, allestimenti, elaborazione di scene, approfondimenti per lo studio del personaggio, creazioni artistiche per lo spettacolo, bisogna avere tenacia e una buona tempra. L’attore deve essere anche un buon atleta! Dal punto di vista intellettuale, il regista deve costantemente studiare le opere, approfondire l’analisi sugli autori trattati, il periodo storico, l’immagine delle scene, il valore di ogni singola battuta, studiare con cura quasi maniacale ogni momento dello spettacolo e ogni più piccola sfumatura dei personaggi. Oserei dire che il “respiro del regista” sia in ogni scena, in ogni personaggio, in ogni momento dello spettacolo, ricordando però sempre che gli attori sono artisti e in quanto tali, devono esprimersi in modo autentico e secondo la propria personale creatività. Un bravo attore deve appunto avere una buona creatività e capacità di analisi critica, oltre che una grande capacità tecnica, che serve da supporto, piedistallo indispensabile per l’arte attoriale. Il bravo attore deve saper ascoltare, essere anche propositivo e aver un buon intuito in scena. La compagnia teatrale funziona bene se ci sono rapporti umani distesi e onesti, come in tutto nella vita, ma nel caso del teatro il gruppo di attori che si esibisce in scena parla della vita e trasmette veri sentimenti, non si scherza con i sentimenti, è per questo che i rapporti tra compagni di lavoro sarebbe preferibile fossero il più possibile chiari e sereni. Sta anche al regista creare una buona armonia nella compagnia, essere un punto di riferimento che ascolta e unisce, un amico, un padre artistico pronto a rispondere alle richieste e chiarimenti senza mai dimenticare il suo ruolo di direttore artistico e responsabile del gruppo di lavoro. Non ho mai demandato l’incarico della regia, non si è mai presentata l’occasione e poi il Gruppo Teatro 1 lo sento come la mia famiglia e io ne sono il padre, non potrei essere altro, sarebbe una finzione grottesca se facessi altro, come se in una famiglia il padre fingesse di fare il figlio o viceversa. È capitato però che in alcuni casi dei miei bravi e talentuosi collaboratori abbiano preso le direttive di determinati lavori e hanno dimostrato una competenza e capacità che mi hanno largamente ripagato di tanto lavoro insieme e tanto tempo dedicato alla ricerca creativa.
2) Come ho anticipato nella tua presentazione, oltre all’attività di regista, sei l’insegnante, nonché mentore, delle “nuove leve” della compagnia e che frequentano i corsi da essa organizzati, direttore artistico ed anche attore. Ecco, proprio a proposito del tuo lavoro d’attore: è facilitato dal tuo essere anche regista? Ed in quali aspetti è influenzato? Se non erro ti è anche capitato di recitare in spettacoli in cui ti occupavi della regia, come fai a destreggiarti in questo “doppio ruolo”?
Il teatro per me non è un lavoro, se lo fosse avrei già smesso da tempo! Troppa fatica, troppi problemi, ostacoli, notti insonni, troppe cene saltate e poco tempo per i piaceri e per il superfluo, (cosa assolutamente necessaria direbbe Wilde, del quale ho interpretato la vita in teatro e al cinema). Occuparmi della compagnia, degli attori, della scuola è una passione che nulla potrebbe eguagliare in soddisfazione, bellezza, creatività, emozioni e poesia. Si Passano intere serate a provare, ragionare, studiare, storie di vita, personaggi, mondi lontani, spaccati familiari, contesti sociali … è una cosa unica che arricchisce ed esalta lo spirito!
Essere attore e regista vuol dire mettere insieme una dimensione del totale, avendo al contempo uno sguardo profondo dentro il proprio personaggio. Avere una visione del totale aiuta molto anche il personaggio che interpreto, lo trovo estremamente coinvolgente e completo, certamente difficile, perché bisogna continuamente entrare e uscire dal personaggio per dare le giuste direttive alla compagnia, è come mettere in standby il proprio personaggio per dedicarsi a tutto il mondo e alle persone che attorno a lui si muovono, per poi immergersi in quel mondo e all’interno far vivere lui. È difficile, ma è il mondo che mi vive dentro ed è il più perfetto che si possa immaginare, il più imprevedibile è iperbolico, il più generoso ed avaro allo stesso tempo! È il mondo infinito che ci vive dentro, dove l’essere umano è infinito e trova spazio nel mondo esterno solo attraverso la poesia e la bellezza del teatro.
3) Tu fai parte di quella generazione che, probabilmente per ultima, ha conosciuto la “tranquillità del posto fisso”. Hai mai provato l’ebrezza? Che cosa ti ha spinto, invece, a scegliere di lavorare di teatro, a discapito probabilmente di un guadagno certo e costante?
Beh! Già quando ero ragazzo io, il posto fisso, era già diventato qualcosa in via di “estinzione” (non sono poi così vecchio), nonostante questo, c’era speranza, voglia di combattere, volontà collettiva di raggiungere obiettivi comuni. Ho studiato al liceo artistico negli anni settanta e lì ho amato l’arte e la visione collettiva della creatività artistica, noi eravamo quelli che credevano nell’arte del grande passato e che volevano rivoluzionare quella presente, ma ho anche vissuto la bellezza dell’alacre lavoro dell”’artista solitario”: io e la tela, io e il disegno, io e il soggetto a cui ispirarsi. Gli anni ottanta erano pieni di stimoli e voglia di fare, c’era la possibilità di scegliere, magari non c’ era un granché, ma si poteva ancora scegliere cosa fare, e non è poco! Provo sempre una grande tristezza e un certo senso di responsabilità per il mondo senza grandi scelte e prospettive che abbiamo lasciato ai giovani…! Fare l’attore non è stata una scelta, ma un richiamo naturale. Ho sempre amato recitare, fin da bambino, quando costringevo i miei cugini a guardarmi mentre scendevo dalle scale declamando cose incomprensibili, ma che in me dovevano essere perfettamente chiare. Ho Comunque fatto molti lavori, ma senza grande successo: consulente finanziario, agente immobiliare, disegnatore tecnico, arredatore…..quest’ultimo lavoro mi piaceva di più rispetto agli altri, ma mi licenziarono lo stesso, avevo la testa altrove, al teatro… e poi lavorare in ufficio lo detestavo! No, non rimpiango nulla, nemmeno le scelte azzardate e pericolose pur di fare l’attore, nemmeno la precarietà difficile e a volte umiliante dei primi tempi. Quando si ama qualcosa, parlo di vero amore, tutto il resto non ha colore, profumo, non ha sapore. Mi sono disposto a scommettere tutto sul teatro, che poi ho capito, con il tempo, che era solo scommettere su me e le mie aspirazioni, sulle mie capacità. Ho scommesso su me stesso. Ognuno a questo mondo ha un compito, un mandato, uno scopo ben preciso, bisogna sapersi ascoltare per capire qual è il nostro compito e poi fare di tutto per essere felici!