“Fiabe russe” Aleksandr N. Afanasjev

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Erroneamente, nel pensiero comune, le fiabe vengono relegate al mondo dell’infanzia. Nulla di più sbagliato.
Hanno invece grandi potenzialità ed utilizzi a qualsiasi età, permettendoci inoltre di avvicinarci alla cultura popolare dell’autore, perchè proprio al suo repertorio fa riferimento. Dovremmo tutti avere un moto di gratitudine nei confronti di scrittori come Aleksandr N. Afanasjev (come anche i più noti fratelli Grimm, Calvino, ….) perchè ci hanno fatto avere delle opere che altrimenti sarebbero probabilmente andate perse, per lo meno parzialmente, perchè tramandate esclusivamente oralmente.
Questa raccolta è il mio primo libro di fiabe russe. Ho potuto avere la controprova che, indipendentemente dal loro luogo di origine e dalla lunghezza della narrazione, hanno sempre il medesimo schema:
– c’è un eroe / eroina
– l’eroe / eroina ha una missione da compiere
– l’eroe / eroina ha delle risorse a cui può attingere per superare la missione (possono essere interne o esterne all’eroe /eroina, come anche reali piuttosto che magiche)
– si interpone un ostacolo al compimento della missione ( può essere, anche in questo caso, sia interno che esterno all’eroe / eroina, oppure può anche essere rappresentato dall’atteggiamento di un antieroe)
– come l’eroe / eroina affronta la missione
– finale

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Ho però scoperto che, proprio in relazione a dov’è “nata” la fiaba, la storia può variare, ed anche di molto. Le “Fiabe russe” di Aleksandr N. Afanasjev mi ha rivelato che, nelle narrazioni sovietiche, l’eroe è pressochè sempre maschile, che le risorse su cui può fare affidamento sono sempre magiche e spesso legate alla natura e che la coniuge dell’eroe, quand’esso è sposato, è frequentemente violenta e che viene “ripagata con la medesima moneta” nel finale e, ovviamente, non ci sono re, regine e principesse, ma zar e zarine.
C’è sempre da imparare, anche a quasi 40 anni, anche leggendo fiabe 🙂

afanasevAleksandr N. Afanasjev

“Vivete!” Stéphane Hessel

“Il suo libro “Indignatevi!” è stato il caso editoriale dello scorso anno. Nel giro di poco tempo è diventato il manifesto delle ultime azioni di protesta come Occupy Wall, ha ispirato il movimento degli Indignados e riportato nel dibattito civile una forte iniezione di entusiasmo.” (II di copertina)

Lo so, lo so, sarebbe stato meglio che iniziassi a leggere le opere di Stéphane Hessel da “Indignatevi!”, ma, spesso, non sono io a scegliere i libri e, soprattutto, quando leggerli. La mia relazione con loro è tutta “empatia e sentimenti” e poco cognitiva.

Prologo: io, 12 mesi fa circa, in convelescenza senza la possibilità di uscire per i miei acquisti natalizi, mi ritrovo a navigare su internet per svolgere la mia missione da “Babba Natale non a km zero, ma dallo zero movimento”.
Svolgimento: i primi siti a cui mi approccio sono proprio quelli dei libri perchè, fortunatamente, ci sono diverse persone del mio entourage che, come me, amano “vivere una vita parallela all’interno dei libri”. Tra i vari titoli da cui mi sono fatta attrarre c’era, per l’appunto, “Vivete!” di cui vi parlo oggi. Lo acquisto sapendo già a chi regalarlo, ma, forse a causa della mia poca lucidità per i problemi di salute (…o forse perchè, in quanto donna, sono una campionessa di “acquisto compulsivo”… ), per la persona in questione ho già acquistato un’altra paccata di cose, per cui, anche per egoismo, me lo tengo. Purtroppo il mio arretrato è tale che, momentaneamente, parcheggio “Vivete!” sulla libreria fino a quando non vorrà essere letto…adesso.
Epilogo: l’umanità di Hessel, la sua visione del mondo all’avanguardia, la sua spiritualità e tutti i princìpi che lo hanno motivato fino alla fine della sua vita, spingendolo anche a collaborare alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, trasudano in ogni risposta che ha dato alle domande postegli da Patrice Van Eersel. Ogni sua parola colpisce dritta al cuore, irradiandosi in tutto il resto del corpo, fornendo “carburante” positivo per il cervello e l’anima. In questo periodo storico ne abbiamo proprio bisogno. Un mondo migliore è possibile, ma solo se tutti ci crediamo e camminiamo uniti nella stessa direzione.

“Il tiranno di Roma” Andrea Frediani

“Un uomo deve accettare il proprio destino o esserne distrutto.” 
(Frase ricorrente nella serie tv “Spartacus” – 2010/2013)

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Hey, hey, hey…non confondetevi con una citazione cinematografica, sicuramente piú famosa, ma appartenente ad un altro Gladiatore, ossia l’Ispanico:

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Spartaco ha preceduto l’Ispanico di circa 300 anni.
Ed oggi vi voglio parlare de “Il tiranno di Roma” di Andrea Frediani, breve romanzo storico che narra la storia di Crisso, condottiero gallico, prima che diventasse uno dei leader della ribellione della Terza Guerra Servile insieme a Enomao, Gannico, Casto e, appunto, Spartaco.

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La narrazione inizia con Crisso schiavo. Puó sperare di riavere la libertá entrando nella guardia privata dell’ormai anziano Gaio Mario, nemico storico di Silla. Lo stesso Gaio Mario che anni prima causó la morte del padre di Crisso e l’inizio della sua schiavitú. Il suo destino si intreccia quindi a quello di Giunilla, serva del console Ottavio.
E poi…mi fermo qua, altrimenti mio articolo diventa piú lungo dello stesso romanzo 😀

Giovanni Maria Clemente Messana presenta il suo “LE GESTA DELL’ERRANTE”

Giovanni MessanaGiovanni Maria Clemente Messana

Si, conosco Giovanni.
No, non ho ancora letto il suo libro.
Mica tutti mi fanno leggere le loro opere in anteprima.
…magari…
Giovanna Cravotta è stata una sorpresa che al momento rimane, letteralmente, piú unica che rara.

Le Gesta dell'Errante - Presentazione 15_12_2018

Infatti adesso non vi parlo direttamente de ” Le gesta dell’errante –  vol.1″ , ma della presentazione che Giovanni ne fará il 15 Dicembre presso la Sala Conferenze della Biblioteca civica Centrale.
Giovane cervello non in fuga: laureato in filosofia presso l’universitá di Torino, attore del Gruppo Teatro 1, insegnante di teatro per lo stesso Teatro 1 e per l’Araba Fenice ed adesso anche scrittore. La dialettica e l’ironia sono due delle doti che maggiormente apprezzo in lui e che mi portano a pensare che la presentazione della sua opera prima sará anche l’occasione per capire che le nuove generazioni hanno la temperanza di investire le loro forze in un futuro che probabilmente è meno stabile rispetto a quello sognato dalle generazioni che ci hanno preceduti, ma sicuramente con piú sogni e stimoli.
Incarna gli intenti di Smicol.
Dove arriverá Giovanni?
Nessuno lo sa ancora, nemmeno lui lo sa. Ma sicuramente andrá avanti a testa alta e lavorando per avere diversi cilindri da cui tirar fuori nuovi conigli.
Venite anche voi alla presentazione del 15 dicembre, fatevi coinvolgere dalla sua “aurea cretiva” e quando tornerete a casa, magari accompagnati dal suo libro autografato, lasciate decantare ció che vi ha passato.
E riprendete a sognare anche voi.
Sognare si puó perchè nessuno ci puó rubare i nostri sogni e la nostra forza di vederli avverati.

“Guarire coi perchè” Robin Norwood

 

Tanto mi ha entusiamata “Donne che amano troppo”, tanto mi ha lasciata perplessa “Guarire coi perchè”.
No, non sto dicendo che non mi sia piaciuto, è solo un’ammissione dei grandi dubbi che si sono intrecciati nella mia mente mentre leggevo questo secondo libro della Norwood. Ammetto che concluderlo non mi ha permesso di dissipare tutti i punti interrogativi che sono nati tra i miei pensieri.
“Donne che amano troppo” mi ha permesso di posare delle basi razionali che hanno dato il là ad un interessante percorso di approfondimento e sono stata prontissima a consigliarne la lettura a tutti coloro che, come me, sono interessati ad approfondire i disturbi relazionali e le dipendenze affettive. Mi aspettavo che “Guarire coi perchè” seguisse la scia del precedente libro, foss’anche perchè nel titolo c’erano degli ottimi presupposti per procedere lungo la via del “cogito ergo sum”. Invece no, la Norwood tocca, in quest’opera, un livello che va al di là di ciò può essere realmente percepito, che l’autrice definisce “esoterismo”, e che, a quanto ho capito, implica un atto di fede che mi risulta difficoltoso.

Non so: devo arrendermi alle mie perplessità e continuare a leggere libri che mi permettano di progredire nella strada dell’esperienza empirica oppure, prima di alzare bandiera bianca, devo provare ad approfondire proprio quegli argomenti che mi lasciano interdetta, perchè sono così lontani da me e per questo li conosco anche poco? In effetti, anche per poter contestare, bisgona essere preparati…

” … via via che accumuliamo esperienza, che impariamo, che cresciamo, la nostra coscenza si sviluppa e cosí anche la nostra capacità di scegliere.” (p. 59)

“I Borgia – Integrale” Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

I borgia

Viaggio sempre con dei libri, che sia solo uno in borsetta mentre giro per Torino oppure almeno un paio per quando mi allontano da casa per diversi giorni. Sono la mia copertina di Linus. Un ebook occuperebbe sicuramente meno spazio in valigia e sarebbe più leggero, entrambe qualità molto apprezzate, se si viaggia in aereo. Io, però, non riesco proprio a “convertirmi” e ad abbandonare la versione cartacea.
Quando ho la fortuna di riuscire a viaggiare, coltivando anche le mie amicizie sparse sul territorio nazionale, mi capita di fare delle piacevoli scoperte, come ritrovarmi incantata davanti ad una libreria piena di libri nei quali vorrei immergermici.
A casa di Cloe è successo proprio questo e, seppure a malincuore, la scelta è stata abbastanza semplice, considerando un paio dei life motive di questo mio 2018:  il Rinascimento italiano tra i Medici, i Borgia, Savonarola, Leonardo da Vinci & co, ritrovato dopo gli studi liceali anche grazie alla visione di “Da Vinci’s Demons”, ed i fumetti, dopo aver scoperto, grazie a Zerocalcare, che in realtà non è un genere così lontano “dalle mie corde” come pensavo soltanto qualche mese fa. Quindi ho afferrato “I Borgia – Integrale” di Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

Papa Alessandro VI
La storia la conosciamo un pò tutti, almeno a grani linee: Papa Alessandro VI, della famiglia ei Borgia, famoso per la sua condotta libertina (oltre alla relazione con Vannozza Catanei, ha intrattenuto rapporti anche con Giulia Farnese, moglie di Orsino Orsini, pur essendo papa), i suoi innumerevoli figli illegittimi (tra cui, i più famosi, sono Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo, avuti dalla sua amante Vannozza Catanei) e la sua bramosìa di impossessarsi completamente della Chiesa Cattolica, facendo sì che il papato diventasse un’eredità della famiglia Borgia, da tramandare di generazione in generazione). In “I Borgia – Integrale” Jodorowsky ha focalizzato la sua narrazione proprio su tutti quegli aspetti che caratterizzano il papato di Alessandro VI, così lontano da ciò che questa carica dovrebbe rappresentare.
E, a dirla tutta, mi sono letteralmente innamorata dalla bravura del fumettista Milo Manara.
Si, si, ve lo consiglio!!

Milo Manara
Milo Manara

“Accabadora” Michela Murgia

Anni ’50,Soreni é un paese di fantasia della Sardegna (lo ammetto, ho una conoscenza della regione abbastanza ridotta, quindi vi fornisco quest’informazione dopo aver googleato), ma la storia è verosimile, perchè, in realtá, Soreni è un pó qualsiasi paesino della Sardegna, con i suoi usi e costumi e, soprattutto, in “Accabadora” non é importante la collocazione geografica all’interno della regione, ma quanto i personaggi che le danno forma.

Accabadora

“”Acabar”, in spagnolo, significa finire. E in sardo “accabadora” è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. E’ lei l’ultima madre” (IV di copertina)

Consigliatomi dalla bibliotecaria della Biblioteca Comunale di Corso Vercelli, quando le ho domandato se vi fossero dei libri della Murgia, avendola conosciuta con l’appassionante lettura di “Ave Mary”. Secondo lei è il romanzo più bello della scrittrice sarda. “Abbacadora” mi ha peró entusiasmato meno, in quanto in “Ave Mary” ho potuto imparare tantissime nuove nozioni, sulle quali ho anche avuto modo di fare ulteriori approfondimenti, ampliando i miei confini mentali.
Devo dare peró atto alla scrittrice di essere riuscita a raccontare un pezzo di cultura dei sardi che, altrimenti, mi sarebbe rimasto completamente sconosciuto.
Nella mia esperienza ho avuto l’impressione che i sardi non amino condividere “parti di loro” con chi di loro non “fa parte”. E devo anche ammettere che la figura dell’accabadora (…con o senza camice, in Sardegna, in Italia o in qualsiasi paese del mondo) è una figura attuale piú che mai, con le sue contraddizioni, la sua lotta morale interna e tutti i sentimenti che scaruriscono da ció che lei attua in chi resta per il rispetto e la compassione di chi vuole ardentemente andarsene.
Maria, la giovane protagonista, è la flius de anima, una “figlia d’anima”, di Tzia Bonaria Urrai, la quale è proprio l’accabadora. La pratica del filius de anima è rimasta viva,  in diverse zone della Sardegna, fino alla metà degli anni sessanta e consistente, da parte dei genitori biologici, di dare in affidamento spontaneo uno dei propri figli ad un altro adulto, il quale non necessariamente fa parte del nucleo famigliare.
Il romanzo, pertanto, non parla solamente di morte, ma anche di amore, un amore incondizionato non legato agli obblighi che ci si aspetta di rispettare a causa dei legami di sangue, e di rinascite.
Non possiamo scegliere come e dove venire al mondo, ma abbiamo la possibilità di adoperarci per tutte le rinascite che vogliamo, con le nostre regole, i nostri sogni ed i nostri desideri, con la nostra forza di volontà.
Nascite e rinascite sia morali che fisiche.
Non possiamo sapere se il nostro corpo o il corpo di un eventuale nostro compagno può concepire una nuova vita, ma si può essere genitori anche amando una creatura nata da altri corpi, ma che, per scelta, decidiamo di far entrare nella nostra vita, donandole una parte di noi e non, come purtroppo accade ancora oggi, per errore.
Tzia Bonaria Urrai è vedova, ma l’essere sola non le nega la capacità di crescere Maria con la dedizione e l’educazione che solamente chi desidera veramente un figlio può dare, indipendentemente dal proprio stato civile.

Michela Murgia è riuscita, in “Accabadora”, ha raccogliere e narrare così tanti argomenti importanti da far quasi girare la testa.
Amore, vita e morte descritte con dolcezza, nella consapevolezza che, anche davanti agli ostacoli che la vita ci presenta, abbiamo sempre davanti almeno un bivio nel quale la scelta della strada da percorrere spetta a noi ed a noi soltanto.

“Brodo caldo per l’anima” Jack Canfield – Mark Victor Hansen

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Lettura, oramai, di diversi anni fa, ma è un libro che spesso rileggo e dal quale ho tratto diverse citazioni da inserire nei vari biglietti d’auguri che adoro accompagnare sempre ai miei doni, indipendentemente dalle ricorrenze ai quali sono abbinati.
Tante piccolissime storie e frasi che donano uno spaccato di vita, come fossero innumerevoli istantanee affacciate verso il mondo, fornendo anche un’incredibile focolaio di spunti di riflessione.
Proprio come il brodo caldo quando si è ammalati permette di dare conforto e nutrimento al nostro corpo sofferente, “Brodo caldo per l’anima” rappresenta un rigenerante nutrimento per la nostra anima ed il nostro cuore.

“I BAMBINI IMPARANO QUELLO CHE VIVONO”
Se i bambini vivono con le critiche,
imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l’ostilità,
imparano a combattere.

Se i bambini vivono con la paura,
imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono con la pietà,
imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,
imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la gelosia,
imparano cosa sia l’invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano a essere pazienti.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di sé.

Se i bambini vivono con la lode,
imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l’approvazione,
imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con l’accettazione,
imparano a trovare amore nel mondo.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,
imparano ad avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la partecipazione,
imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l’onestà e la lealtà,
imparano cosa sianoverità e giustizia.

Se i bambini vivono con la sicurezza,
imparano ad avere fede in sè stessi
e in coloro che li circondano.

Se i bambini vivono con l’amichevolezza,
imparano che il mondo è un posto
bello in cui vivere.

Se i bambini vivono con la serenità,
imparano ad avere tranquillità di spirito.

Con cosa vivono i vostri figli?

Dorothy L. Nolte

“Lucia e il corpo di Alessia” Alessia Donati

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“Alessia e Lucia sono talmente amiche che in certi momenti pensano di essere una sola persona. Alessia, irrequieta e istintiva, usa il suo corpo per reclamare uno spazio nel mondo; Lucia, bellissima, soffre di una malattia degenerativa che la costringe sulla sedia a rotelle. Il corpo si Alessia balla come lap dancer, agisce come un’escort, si presta diligente a esperienze di ogni genere; Lucia, dalla sua stanza, condivide le avventure, raccoglie le confidenze, immagina, sogna, suggerisce.
Fino a dove? Fino a quando?
Un romanzo provocante e provocatorio, in cui si mescolano storie vere, ma anche fantasia e fantasie.” (IV di copertina)

Non so chi abbia scritto il sopracitato “riassunto” di “Lucia e il corpo di Alessia”, presente nella quarta di copertina delle edizioni di Mondolibri. Sicuramente un artista della parola, meglio, senz’altro, della Donati. Riesce ad attirare il lettore nella speranza di immergersi in una storia fuori dalle righe, ma che non troverà nelle pagine del libro.
Il rapporto amicale tra Lucia ed Alessia, come le caratteristiche dei due personaggi, è molto ben descritto nel suddetto riassunto, ma non trova il giusto spazio e coinvolgimento all’interno della narrazione. Lucia andrebbe descritta meglio, dovrebbe ricoprire un maggior ruolo all’interno della storia.
Definire “Lucia e il corpo di Aessia” un romanzo provocante e provocatorio è esagerato: il sesso occupa, sì, la quasi totalità delle parole scritte, ma non vi è nulla di particolarmente provocante o provocatorio. Si accenna al sesso orale, anale, sveltine nei bagni, lap dance, sesso di gruppo ed al lavoro di accompagnatrice, passando velocemente da un’avventura di Alessia ad un’altra. Nulla di provocante e neppure di provocatorio, considerando il mondo in cui viviamo e che ci ha abituati a ben altre narrazioni ed immagini.
Non voglio sapere cosa, in quel che ho letto, sia reale o di fantasia. Mi sembra solo che sia l’unico libro scritto dalla Donati e sono lieta di questo.
Solo avendo il libro in mano ho scoperto che l’autrice è in realtà una pornodiva: le chiedo pertanto la cortesia di continuare a recitare film porno e di non scrivere un nuovo libro, grazie.

“Mi vivi dentro” Alessandro Milan

Una sera a cena a casa di amici, tante chiacchere e tante risate, poi, sulla soglia della porta in procinto di andarmene via, vedo un libro appoggiato lì, su un ripiano a fanco del divano. Quindi mi attardo un attimo a parlare con il padrone di casa: autori, generi letterari preferiti ed annessi e connsessi. Poi lui se ne esce con un “Seguimi” e mi conduce in camera da letto. Mi mette in mano “Mi vivi dentro” di Alessandro Milan, dicendomi “A me piacciono i libri struggenti.

MI vivi dentro

Leggi questo, secondo me ne vale veramente la pena”. E tra me e me penso: “E che cazzo (scusate il “francesismo”…), un libro stuggente no!!”, ma non me la sento di rifiutare, quando qualcuno ti consiglia un libro, prestandoti addirittura la sua copia (…per di più un regalo da parte del fidanzato, ormai non più tale, il quale era presente alla cena…), ti sta mettendo in mano un pezzo di sè e quindi non si può non accettare un tale dono!
In ascensore leggo la trama ed ho l’impressione che sia un romanzo autobiografico strappalacrime condito da un ottimismo non realistico. Giusto per intenderci, la seconda di copertina, in cui viene descritta la storia, finisce con “…Perchè le storie più belle non hanno un lieto fine: semplicemente non finiscono”.
Ho aspettato un pò a leggerlo, fintanto che ho iniziato a vergognarmi di tenere in ostaggio un libro non mio.

Alessandro Milan

Mi sono anche ricreduta, è ben scritto ed effettivamente è realmente un inno alla resilienza. Purtroppo, però, la mia lettura è comunque andata a rilento. Non so il perchè, forse mi sono rivista eccessivamente nella Del Rosso e nel suo calvario, considerando il mio percorso diagnostico ed il faticoso 2017, con strascichi nel 2018: avanti e indietro dagli ospedali, con l’impossibilità di gestire alcuni momenti della mia vita, dovendo per forza affidarmi a degli specialisti, scelti con tanta dedizione, obbligata a far da caregiver ai miei caregiver, non potendo però supportarli nel momento peggiore.
Ma io sono qua, mi sono ripresa pefettamente: al momento il mio lieto fine c’è. Ci sono anche e ci sono sempre stati, come per Wondy: ironia, nonostante la stanchezza ed i dolori (…e troppo spesso non capita da chi è al mio fianco), voglia di vedere oltre, perchè un “oltre” c’è, almeno nel nostro modo di andare avanti e di progettare.
Non possiamo predire il futuro, non sappiamo se domani saremo ancora a questo mondo, ma possiamo vivere il presente con l’intensità dell’ultimo attimo ma con l’entusiasmo di poter fare per altri mille anni.

Francesca Del Rosso
[Intervista di Daria Bignardi a Francesca Del Rosso a “Le invasioni Barbariche]

Al mio fianco, ci sono alcuni Alessandro Milan e, leggendo il suo libro, ho ritrovato nero su bianco ciò che già pensavo: se non vivi la malattia, ti ritrovi spiazzato e non sai come stare al meglio a fianco di chi il “menico” ce l’ha dentro e che lui soltanto può realmente affrontare.

“Come si sentisse lei in quel momento, non potevo immaginarlo. Anche con tutto l’amore del mondo, non avrei potuto capirlo mai, né allora né dopo.
Ma ecco come mi ero sentito io: paralizzato, come se il ghiaccio mi impedisse qualunque reazione. D’improvviso non riuscivo neppure a toccarla, a consolarla, a stringerla. Percepivo la mia completa inutilità, al punto di impedirmi di provare empatia per lei. Terribile.
Tanto che Fanci me lo aveva proprio chiesto: “Abbracciami, ti prego”.
E soltanto allora mi ero scosso.” (p. 141)

Alla fine non credo che fosse prematuro per me leggere questo libro in questo momento: se mi è arrivato, ci sarà un perchè. C’è un momento ed un tempo per ogni lettura, ma, a volte, lo capiamo solamente girando l’ultima pagina.
Consapevole di non spoilerare nulla di irreversibile, vi anticipo che Francesca Del Rosso muore e che “Mi vivi dentro” è la storia tra Wondy ed Alessandro, da quando si sono conosciuti alla ricostruzione, da parte di Milan, della propria vita e della propria famiglia dopo essere rimasto vedovo, con sapienti passaggi tra passato e presente.

Tranquilli, io non ho pianto, non perchè non ci sia da piangere, ma semplicemente perchè dipende dalla consapevolezza e dai ricordi che “Mi vivi dentro” fa riaffiorare in ognuno di noi.