Vorrei e posso

Articolo Barbara

Mi sto recando al reading di Barbara e sono ferma ad un semaforo rosso. Dall’altra parte dell’incrocio, anche lui fermo ad attendere il verde, un motociclista sulla sua stupenda moto da strada rosso fiammante. Beh, è normale incontrare bikers con la bella stagione e oggi la giornata è più estiva che primaverile. Però lui, il motociclista, è solo l’inizio della riflessione, la punta dell’iceberg: guardandolo penso proprio a Barbara, a lei che non può viaggiare a cavallo di una moto … è qui ci può stare una delle sue battute sarcastiche sulle sue “personali ruote”, perché nessuno sa essere pungente e divertente sulle sue problematiche come un disabile intelligente e consapevole (e Barbara lo è) ; ci sara’ andata in moto, prima?

Penso ai mille discorsi affrontati sull’orologio biologico femminile e sulle considerazioni fatte sulla nefanda linea che separa il poter essere madre dal “ora , beh, puoi fare solo la gattara”. Spesso questa precisissima e pesantissima linea immaginaria coincide con quella più generica che separa il “posso, ma non so se lo voglio” per approdare al “voglio perché non posso”. Cosa scatta nella nostra testa quando siamo spinti a desiderare qualcosa solo e proprio perché non possiamo più ottenerlo?

Con questi pensieri arrivo al Centro Studi Sereno Regis, inconsapevole degli illuminanti spunti di riflessioni che la serata mi proporrà sull’argomento. “Non volevo morire vergine” non è un’opera dedicata allo sterile piangersi addosso ma è un inno alla volontà di ottenere ciò che si desidera, quando si può ancora raggiungere, a volte iniziando il percorso dall’immaginario che ti pone nella posizione, non reale, di non potervici più accedere . Automaticamente mi viene in mente l’intensità descrittiva in “Apnea” di Lorenzo Amurri dei preparativi di un suicidio reso complesso dalla lesione midollare in C5 (…proprio come Barbara…), della rinucia a procedere nel momento in cui lo scrittore si rende conto di avere ancora potere di scelta sulla propria vita . Lorenzo era divenuto disabile in seguito di un incidente sugli sci, e ora che la morte l’ha raggiunto ( era il 2016) sento ancora attraverso le sue parole una nota di positivita’.

Qui si regge il perno della riflessione, ma non il bandolo della matassa: perche’ noi umani, in genere, concentriamo tutta l’attenzione sulle privazioni che abbiamo subito , convinti di non poterle piu’colmare, struggendoci nella mancanza di cio’ che riteniamo irreversibilmente perso? Sordi ai richiami della vita e a cio’ che ancora ci offre , restiamo chiusi nel nostro compianto e perdiamo l’opportunita’ di altri ultimi treni che partono. Occorre forse vivere un’importante perdita per poter “essere illuminati” dalla voglia e dall’intraprendenza necessaria e dimostrare, soprattutto a noi stessi, cosa si può ancora fare e lottare per ottenerlo?

Quanti stimoli dal suo reading…….sono curiosa di riprenderli a lettura del libro avvenuta…

 

Lo spirito di Barbara Garlaschelli

Nata donna, diventa disabile per un nefasto incidente in mare che le causa una lesione midollare all’altezza della 5° vertebra cervicale e, non paga di due fattori che la posizionano in una situazione di per sé doppiamente faticosa per il raggiungimento di un sereno equilibrio personale e sociale, si scopre scrittrice e ben sappiamo che investire nella cultura raramente porta alla stabilità economica.

Beh, diciamo che la sorte non è stata benigna con Barbara.

Forse però questo capriccioso destino ha plasmato un’ottima creta e ha portato alla luce nuove opportunità. Forse Barbara non sarà d’accordo con me e quando leggerà queste parole avrà pensieri colorati nei miei confronti, pensieri che le derivano da quella vena ironica che la contraddistingue. Sono pronta a correre il rischio perché la stimo ed un confronto con lei per me sarebbe stimolo di crescita.

Le ferite al suo corpo, che si rispecchiano con delle profonde cicatrici nell’animo, hanno contribuito a svelare quel forte valore spirituale che avvolge anche le persone che le stanno accanto e le vogliono bene, creando una catena di positività che da lei parte e a lei ritorna .
Così l’ha trovata l’amore: un amore dolce, accudente, avvolgente ed ironico , quello del Poli. Ho avuto il piacere di conoscerlo e la dolcezza del suo essere è quasi disarmante.

Questi presupposti servono a comprendere le parole che, partendo dal cuore, si scrivono da sole:
Barbara cara, io ti invidio

Non hai avuto una vita facile, ma la stai percorrendo a “muso duro” e sguardo alto, anche quando il tuo corpo non collabora; ti invidio perché hai la forza di lavorare e lottare per ciò che sei e per ciò in cui credi.

Garantisco che la mia è un’invidia “sana”, un incentivo.

Forse il 28 marzo*, quando ti incontrerò alla presentazione del tuo nuovo libro “Non volevo morire vergine”, mi confrontero’ con te su questa mia definizione: L’invidia come possibilita’ di condividere, comprendere e raggiungere.

Non volevo morire vergine

* La presentazione del 28 Marzo è così organizzata:
■ ore 18.30 ▪ firma delle copie del libro alla Libreria “Il ponte sulla Dora” (Via Pisa 46, Torino)
■ ore 21.00 ▪ reading musicale dal libro con l’autrice e la fisarmonicista Stefania Carcupino al Centro Studi Sereno Regis (Via Garibaldi 13, Torino) . La festa proseguirà con la musica degli Arcote.

Chiudo facendovi un appello:

” Venite all’incontro, fatelo con semplicita’ e preparatevi a conoscere una donna speciale. Barbara va letta nei suoi libri ma riserva simpatiche sorprese anche per chi ha l’opportunita’ di conoscerla personalmente … “