È per te, “bigliettaia” del Museo Diffuso della Resistenza

Storie di ordinaria pazzia. O insoddisfazione. O repressione. O semplicemente maleducazione.
Il Museo Diffuso della Resistenza di Torino, per quanto mi riguarda, ha questo primato negativo: personale in biglietteria scortese. Mi è capitato ben 2 volte in 3 visite fatte.
Sarò particolarmente sfortunata?
Può essere.
Sarà la stessa persona ambo le volte? Lo spero, altrimenti hanno grossi problemi nella selezione del personale. Comunque, proporrei di cambiarle mansione.
Questo post è per te, bigliettaia:
posso capire che anche tu puoi avere le tue giornate negative, che lavorare con il pubblico non è facile, che consideri un peccato dover lavorare i giorni di festa non potendoli condividere con i tuoi famigliari…
Posso capire tutto, ma non posso giustificarti. In che modo, trattar male me, fa star meglio te?
Non mi tirerai nella tua battaglia del malcontento, ti risponderò sempre con un sorriso, anche sarcastico.
Devi però essere consapevole che tu sei la prima persona che incontriamo entrando al Museo e, se tu mi tratti male, mi spingerai a darne un riscontro incrinato dall’amarezza, anche se ha un allestimento di tutto rispetto come il Museo Diffuso della Resistenza di Torino.
Punto.

25 Aprile fuori casa perché, ricordando insieme, si cresce di più

Restare nel proprio nido domestico dà sicurezza, ma l’eccessiva protezione porta all’isolamento in una prigione ovattata.
Impariamo a vivere la terra come la nostra grande casa e a frequentare l’intera umanità come la nostra immensa famiglia (in fondo, in ogni famiglia, c’è sempre una zia stravagante,un parente che non sopportiamo..e via discorrendo, ndsmicol) ed usciamo da queste quattro mura che delimitano la nostra comfort zone.
Qualcosa accadrà.
I pessimisti penseranno sempre al peggio, gli ottimisti vedranno il bello ovunque. Io penso di stare nel mezzo, a galleggiare nel liquido che riempie per metà il bicchiere e dico: “voi uscite e quel che accadrà sarà la vita 😊”
Domani è il 25 Aprile e mi sembra un’ottima occasione per ascoltare il mio suggerimento 😉
[Per il programma degli eventi organizzati a Torino clicca qui]

Intervista a Maurizio Messana: quando il teatro è vita e la vita è teatro


www.gruppoteatro1.it
info@gruppoteatro1.it

Classe 1962, attore e regista di esperienza e professionalità indiscusse, Maurizio Messana ha lavorato in tanti grandi teatri dislocati su tutto il territorio Nazionale come, ad esempio, i teatri Alfieri ed Erba di Torino, il Politeama di Genova, l’ Alfieri di Asti, lo Smeraldo di Milano, il Civico di Brescia, come anche strutture site nel meridione d’Italia ed inserite nel circuito Stabile o del Territorio.
Da vent’anni forma attori a Torino, dove promuove anche l’attività artistica, culturale, didattica delle nuove promesse del teatro o del cinema.
Nella sua compagnia, il Gruppo Teatro 1, che da venticinque anni propone spettacoli sconfinando in vari generi, dal brillante Vaudeville (premiato con menzione della Rai Italiana) al drammatico o di impegno sociale (con vari riconoscimenti del Comune e della Regione), lavora come regista e attore e promuove innovazioni sulla sperimentazione teatrale e la ricerca.
In quest’intervista, partendo dalle sue competenze, ho voluto che emergesse anche il suo lato umano, appassionato, che fa di lui la grande persona che è, intrecciata indissolubilmente, ovviamente, alla sua vena artistica.
E’ un vero piacere ascoltarlo e farsi coinvolgere dalle sue parole.
Le sue risposte sono più lunghe rispetto alle interviste precedenti (ndsmicol: c’è chi lo taccia di essere un pò logorroico 😉 ), ma, personalmente, non me la sono sentita di tagliare alcunchè perchè sono rimasta estasiata dai suoi pensieri … e, vedrete, sarà veramente bello arrivare fino alla fine!

Maurizio Messana

1) Sei il regista degli spettacoli che il Teatro 1 porta in scena (questa mi pare sia la norma, ma qualche volta passi il testimone?) : quali sono le caratteristiche che un buon regista dovrebbe, secondo te, avere? E quali doti un attore per lavorare con te?
Essere regista di una compagnia teatrale vuol dire compiere un grande atto di fede, ma anche un grande sforzo fisico e intellettuale. Mi spiego: atto di fede in quanto sempre e costantemente dedito all’attività artistica della compagnia, vivere con passione contagiosa le scelte teatrali, immergersi nelle epoche, nelle vicende che si andranno a rappresentare con trasporto e un pizzico di infantile entusiasmo, credendo e motivando con passione i propri attori. Sforzo fisico perché tra prove, allestimenti, elaborazione di scene, approfondimenti per lo studio del personaggio, creazioni artistiche per lo spettacolo, bisogna avere tenacia e una buona tempra. L’attore deve essere anche un buon atleta! Dal punto di vista intellettuale, il regista deve costantemente studiare le opere, approfondire l’analisi sugli autori trattati, il periodo storico, l’immagine delle scene, il valore di ogni singola battuta, studiare con cura quasi maniacale ogni momento dello spettacolo e ogni più piccola sfumatura dei personaggi. Oserei dire che il “respiro del regista” sia in ogni scena, in ogni personaggio, in ogni momento dello spettacolo, ricordando però sempre che gli attori sono artisti e in quanto tali, devono esprimersi in modo autentico e secondo la propria personale creatività. Un bravo attore deve appunto avere una buona creatività e capacità di analisi critica, oltre che una grande capacità tecnica, che serve da supporto, piedistallo indispensabile per l’arte attoriale. Il bravo attore deve saper ascoltare, essere anche propositivo e aver un buon intuito in scena. La compagnia teatrale funziona bene se ci sono rapporti umani distesi e onesti, come in tutto nella vita, ma nel caso del teatro il gruppo di attori che si esibisce in scena parla della vita e trasmette veri sentimenti, non si scherza con i sentimenti, è per questo che i rapporti tra compagni di lavoro sarebbe preferibile fossero il più possibile chiari e sereni. Sta anche al regista creare una buona armonia nella compagnia, essere un punto di riferimento che ascolta e unisce, un amico, un padre artistico pronto a rispondere alle richieste e chiarimenti senza mai dimenticare il suo ruolo di direttore artistico e responsabile del gruppo di lavoro. Non ho mai demandato l’incarico della regia, non si è mai presentata l’occasione e poi il Gruppo Teatro 1 lo sento come la mia famiglia e io ne sono il padre, non potrei essere altro, sarebbe una finzione grottesca se facessi altro, come se in una famiglia il padre fingesse di fare il figlio o viceversa. È capitato però che in alcuni casi dei miei bravi e talentuosi collaboratori abbiano preso le direttive di determinati lavori e hanno dimostrato una competenza e capacità che mi hanno largamente ripagato di tanto lavoro insieme e tanto tempo dedicato alla ricerca creativa.
2) Come ho anticipato nella tua presentazione, oltre all’attività di regista, sei l’insegnante, nonché mentore, delle “nuove leve” della compagnia e che frequentano i corsi da essa organizzati, direttore artistico ed anche attore. Ecco, proprio a proposito del tuo lavoro d’attore: è facilitato dal tuo essere anche regista? Ed in quali aspetti è influenzato? Se non erro ti è anche capitato di recitare in spettacoli in cui ti occupavi della regia, come fai a destreggiarti in questo “doppio ruolo”?
Il teatro per me non è un lavoro, se lo fosse avrei già smesso da tempo! Troppa fatica, troppi problemi, ostacoli, notti insonni, troppe cene saltate e poco tempo per i piaceri e per il superfluo, (cosa assolutamente necessaria direbbe Wilde, del quale ho interpretato la vita in teatro e al cinema). Occuparmi della compagnia, degli attori, della scuola è una passione che nulla potrebbe eguagliare in soddisfazione, bellezza, creatività, emozioni e poesia. Si Passano intere serate a provare, ragionare, studiare, storie di vita, personaggi, mondi lontani, spaccati familiari, contesti sociali … è una cosa unica che arricchisce ed esalta lo spirito!
Essere attore e regista vuol dire mettere insieme una dimensione del totale, avendo al contempo uno sguardo profondo dentro il proprio personaggio. Avere una visione del totale aiuta molto anche il personaggio che interpreto, lo trovo estremamente coinvolgente e completo, certamente difficile, perché bisogna continuamente entrare e uscire dal personaggio per dare le giuste direttive alla compagnia, è come mettere in standby il proprio personaggio per dedicarsi a tutto il mondo e alle persone che attorno a lui si muovono, per poi immergersi in quel mondo e all’interno far vivere lui. È difficile, ma è il mondo che mi vive dentro ed è il più perfetto che si possa immaginare, il più imprevedibile è iperbolico, il più generoso ed avaro allo stesso tempo! È il mondo infinito che ci vive dentro, dove l’essere umano è infinito e trova spazio nel mondo esterno solo attraverso la poesia e la bellezza del teatro.
3) Tu fai parte di quella generazione che, probabilmente per ultima, ha conosciuto la “tranquillità del posto fisso”. Hai mai provato l’ebrezza? Che cosa ti ha spinto, invece, a scegliere di lavorare di teatro, a discapito probabilmente di un guadagno certo e costante?
Beh! Già quando ero ragazzo io, il posto fisso, era già diventato qualcosa in via di “estinzione” (non sono poi così vecchio), nonostante questo, c’era speranza, voglia di combattere, volontà collettiva di raggiungere obiettivi comuni. Ho studiato al liceo artistico negli anni settanta e lì ho amato l’arte e la visione collettiva della creatività artistica, noi eravamo quelli che credevano nell’arte del grande passato e che volevano rivoluzionare quella presente, ma ho anche vissuto la bellezza dell’alacre lavoro dell”’artista solitario”: io e la tela, io e il disegno, io e il soggetto a cui ispirarsi. Gli anni ottanta erano pieni di stimoli e voglia di fare, c’era la possibilità di scegliere, magari non c’ era un granché, ma si poteva ancora scegliere cosa fare, e non è poco! Provo sempre una grande tristezza e un certo senso di responsabilità per il mondo senza grandi scelte e prospettive che abbiamo lasciato ai giovani…! Fare l’attore non è stata una scelta, ma un richiamo naturale. Ho sempre amato recitare, fin da bambino, quando costringevo i miei cugini a guardarmi mentre scendevo dalle scale declamando cose incomprensibili, ma che in me dovevano essere perfettamente chiare. Ho Comunque fatto molti lavori, ma senza grande successo: consulente finanziario, agente immobiliare, disegnatore tecnico, arredatore…..quest’ultimo lavoro mi piaceva di più rispetto agli altri, ma mi licenziarono lo stesso, avevo la testa altrove, al teatro… e poi lavorare in ufficio lo detestavo! No, non rimpiango nulla, nemmeno le scelte azzardate e pericolose pur di fare l’attore, nemmeno la precarietà difficile e a volte umiliante dei primi tempi. Quando si ama qualcosa, parlo di vero amore, tutto il resto non ha colore, profumo, non ha sapore. Mi sono disposto a scommettere tutto sul teatro, che poi ho capito, con il tempo, che era solo scommettere su me e le mie aspirazioni, sulle mie capacità. Ho scommesso su me stesso. Ognuno a questo mondo ha un compito, un mandato, uno scopo ben preciso, bisogna sapersi ascoltare per capire qual è il nostro compito e poi fare di tutto per essere felici!

“Delitti alla Sacra di San Michele” Angelo Caroli

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Si potrebbe pensare che conoscere l’ambientazione di un libro sia riduttivo per  l’immaginazione del lettore, che dovrebbe ricreare nella propria mente i luoghi descritti dall’autore. Ogni tanto, però, a me piace immergermi in storie in location a me note. Mi rende piú facile entrare nella narrazione, mi fa sentire fin da subito “a casa”, permettendomi di concentrarmi maggiormente sui personaggi e sugli eventi narrati.
Lo stile di Caroli è asciutto, sintetico, splendidamente concatenato: tiene il lettore incollato alle pagine del libro.
Due morti, un’auto incendiata, furti e ricettazione di arte sacra: anche la storia ha tutti gli ingredienti per tenere in sospeso il lettore fino all’ultima pagina.
Buona lettura!

La rinascita

Smarrimento, speranza, sofferenza, pazienza, in taluni casi perdita, ma in tantissimi altri recupero ed anche, con grande impegno, rinascita.
Ci sono luoghi che richiamano in noi emozioni contrastanti.
All’inizio del percorso non sai dove ti porterà la tua strada, puoi solo affrontare con consapevolezza e caparbietà gli ostacoli che ti sbarreranno il cammino. Devi anche pensare a prepararti bene ad effettuare la scelta giusta ad ogni bivio.

Metro piazza Carducci 1

Poi, una mattina, terminata la fisioterapia, i dolori ti permettono di guardare leggermente più alto rispetto alla tua testa e ti rendi conto che la natura sta rinascenedo insieme a te, con un sereno lilla, che ti piace tanto.

Metro piazza Carducci 2

A questo punto ti rendi conto che nessun posto è buono o cattivo, sei tu a fornirgli una qualità umana che di per sè non ha.
Sei tu a cambiare e nel cambiamento puoi percepire o meno la bellezza che ti circonda.
Buona rinascita (…e primavera) a tutti.

…imparare salutando l’estate dal Borgo Medievale del Valentino

 

Oggi Torino saluta l’estate con diversi appuntamenti disseminati sul territorio cittadino.
Fortunatamente la vita mi ha regalato affetti che comprendono ed assecondano le mie passioni e noi, l’estate, l’abbiamo salutata dal Borgo Medievale del Valentino.

Borgo Medievale Valentino 1

Centro nevralgico della nostra giornata è stata la visita guidata al Borgo, una delle tante organizzate per la giornata odierna dall’associazione Piemonte Medievale  e tenute dai suoi stessi volontari. Noi siamo state fortunate e la nostra guida è stata Simone Caldano , presidente di Piemonte Medievale. Pur essendo una grande patita di storia medievale e con un passato da rievocatrice, non conoscevo Simone e solo oggi ho potuto rimanere affascinata dalla sua grandissima preparazione e dalla sua capacità di comunicare con grande chiarezza le informazioni a sua disposizione. Peccato soltanto per le troppe persone presenti nel gruppo, aspetto che ha reso difficoltoso, in alcuni momenti, sentire la voce di Simone.

Borgo Medievale Valentino 2

Fatto sta che, nonostante la mia passione per il Medioevo e la discreta conoscenza che ho di Torino e della sua storia, la visita guidata è iniziata con un’informazioni shock: il Borgo e la Rocca sono un falso storico in quanto la costruzione del complesso risale solamente alla fine del XIX secolo. Nella commissione incaricata dello studio e della progettazione spicca il nome dell’architetto Alfredo D’Andrade.
… un falso storico … scoprirlo così, come se fosse ovvio e risaputo da tutti, tranne che da me. Che smacco.
Questo non toglie niente alla bellezza ed alla suggestione del luogo, che io apprezzo particolarmente. Fatto sta che non me l’aspettavo proprio.
Ammetto però che arrivare alla mia età e riuscire ancora a stupirmi per ciò che imparo è veramente un piacere.
E penso a ciò che mi disse una volta G., punto di riferimento del mio passato e, pur lui non immaginandolo neppure, anche del mio presente: “è valsa la pena vivere una giornata solo se, alla sera, puoi dire di aver imparato qualcosa”…
Beh, ne è valsa la pena ….

“Women in Bali” al MAO di Torino

women-in-bali-2017
MAO – Museo di Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino
Dal 22 Luglio 2017 al 10 Settembre 2017
Biglietto intero: 10 € – Biglietto ridotto: 8 €
Gratuito con Abbonamento Musei e sicuramente fino ai 12 anni.

Le mostre fotografiche mi appassionano, sono un viaggio condiviso tra me ed il fotografo.
Osserva, si emoziona, fotografa ed emoziona me.
Provo anche una sana invidia per come riesce ad immortalare egregiamente ciò che vede, dando alla realtà una seconda vita con le sue foto. A me non riesce così bene, se non per sbaglio. Lo so, se sto guardando una mostra , si presume che le abilità dell’artista siano superiori alla media, ma temo che le mie ne siano al di sotto. Ma il mio ego non ne risulta intaccato, non possiamo essere tutti abili in tutto. Mi sento anzi motivata ad impegnarmi in ciò in cui posso riuscire, puntando ad emozionare come lo sono io in questo momento.
Un “viaggio fotografico” che vi consiglio di cuore è “Women in Bali”, così descritto nel comunicato stampa presente su guidatorino.com : Bruna Rotunno racconta l’universo femminile e la potenza creatrice della natura, nell’isola dove l’acqua è ancora venerata come sacra origine della vita e come elemento di purificazione.”
Colori, donne e natura che coabitano in armonia, sguardi dolci ed anche pieni di orgoglio.